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Miniera Mostaccin

  • Writer: adventureeldogado
    adventureeldogado
  • Sep 26, 2022
  • 2 min read

Ci troviamo in località Monfumo, a Maser di piave in provincia di Treviso. Il percorso che andremo a fare è abbastanza semplice, il sentiero nel sottobosco è molto ben segnato e a parte il primo tratto in discesa su forcella Mostaccin, il resto del percorso è molto tranquillo con dislivelli morbidi.

Oggi però non ci limiteremo al semplice trekking nel bosco, infatti ad accompagnarci in questa nuova avventura c'è Daniele del GRUPPO SPELEO SAN MARCO, che ci farà da guida e ci porterà all'interno di una vecchia miniera di Lignite.

Il posto è davvero molto affascinante e seppur il percorso possa presentarsi semplice, c'è da fare molta attenzione al possibile incontro dei fori di areazione delle miniere che la vegetazione, cresciuta in certi posti a dismisura, può mimetizzare. Purtroppo non essendoci alcuna segnalazione di questi buchi, qualcuno potrebbe finirci dentro e vi assicuro che sono molto profondi.




Cenni Storici

L’antica Miniera di lignite negli anni quaranta era fonte di reddito per migliaia di persone di Monfumo e dei paesi limitrofi. La vicenda della miniera si svolge in un lasso di tempo abbastanza limitato e relativamente vicino a noi, tra la fine degli anni Trenta e il secondo dopo guerra. In realtà ci sono alcune premesse che ci conducono al secolo precedente. Dopo una prima attività svolta fino al 1866 da un’impresa austriaca, agli inizi degli anni ’30 una ditta, la ACAI, tentò nuovamente lo sfruttamento dei giacimenti, ma nel 1935 fu costretta ad abbandonare a causa delle solite difficoltà. Nel 1939 un certo Dario Callegari, proprietario di una filanda a Casella d’Asolo, decise di riprendere le ricerche e dagli abitanti del luogo ebbe indicazioni sulle ricerche effettuate a metà Ottocento e agli inizi degli anni Trenta del nostro secolo. Nel 1941 gli operai assommavano a 150. Nel cantiere di Col Pien vennero aperte delle nuove gallerie. L’anno successivo l’impresa, il Callegari si trovava nella condizione di non poter adeguatamente sviluppare le attività per mancanza di mezzi sufficienti; per tale ragione, vennero avviate trattative con il lanificio Rossi di Schio cui occorrevano ingenti quantità di combustibile per le proprie attività. Nel marzo ’42 le attività e le concessioni passarono all'industria vicentina che, grazie ad una maggiore disponibilità di capitali, riprese i lavori. Nel momento di massima espansione, durante gli anni ’40, gli operai raggiunsero le 800 unità e fu creata una linea ferroviaria a scartamento ridotto lunga 1350 metri, vennero costruite cinque discenderie che arrivavano a 40 metri di profondità trenta montanti di collegamento. La fine dell’emergenza postbellica e l’arrivo di combustibile dalle miniere dell’Europa settentrionale rallentarono i lavori e fondamentalmente segnarono la fine degli investimenti e la chiusura della miniera stessa. L’antica Miniera di lignite conserva intatto il foro di entrata dove passavano i carrelli necessari per l’estrazione del carbone e si possono vedere i resti delle vasche dove il carbone veniva lavato.

I minatori dovettero trovarsi un altro lavoro: chi in qualche altra attività estrattiva nella zona, chi andò in Sardegna (miniere del Sulcis) e chi all'estero soprattutto in Belgio.


VIDEO DELL'ESCURSIONE



 
 
 

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